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G.A.S. PER CASO

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Appassionata di tutto ciò che è bio, soprattutto se fresco e genuino, ho contattato un’azienda agricola chiedendo la disponibilità di portarmi la spesa di frutta e verdura fresche in azienda. Ho allora informato le mie colleghe di questa possibilità e in poco tempo abbiamo creato un piccolo gas (gruppo acquisto solidale) per caso. L’amica contadina che lavora in questa azienda agricola ci ha accolto con entusiasmo e si è subito dimostrata disponibile a consegnarci la spesa in azienda il giorno e l’orario scelto da noi. Inizialmente mi mandava una mail con l’elenco di prodotti freschi disponibili con il relativo prezzo. Successivamente le colleghe hanno iniziato a chiedermi tante informazioni:

  • si può acquistare il miele?
  • vende le uova?
  • cosa mangiano le sue galline?
  • vende i polli?
  • i polli sono spennati?

Ho così prontamente rivolto queste domande all’amica contadina, invitandola a costruire un listino di prodotti un pò più completo. Soddisfatte le nostre curiosità ne sono subito sorte altre:

  • vende anche legumi? di che tipo?
  • ha per caso anche pane a lievitazione naturale e farina macinata a pietra?
  • si possono acquistare i formaggi?

Ho di nuovo rivolto le domande all’amica contadina che ha risposto dopo qualche giorno soddisfando ancora le nostre curiosità. Ci ha consegnato così la prima spesa, comunicando il giorno prima il totale speso da ognuno di noi in modo da presentarci con i soldi precisi. Le colleghe mi hanno fatto notare però che sarebbe stato più corretto la suddivisione della spesa indicando l’importo di ogni singola voce. Ho di nuovo chiesto all’amica contadina di preparare il conto di ognuna indicando la spesa per ogni singolo prodotto. Ci ha così riportato la spesa la seconda volta. Qualcuno mi ha fatto notare che poteva darci gli odori gratuitamente. Non siamo mai contente!

Le ultime perplessità sono state:

  • possiamo acquistare poponi e cetrioli?

Questa volta ho risposto alla collega spiegando che l’azienda agricola in questione rispetta la stagionalità vendendo solo i prodotti nel momento della loro crescita e maturazione. Quelli che troviamo adesso al supermercato sono stati coltivati in serre. Con il listino pieno di prodotti, con gli odori gratis e con tanta pazienza domani arriva la contadina per la terza volta. E chissà che non mi dica di trovare un’altra azienda agricola che ci porti la spesa in azienda e sopporti le nostre continue domande!

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MAMMA DA GIARDINO

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Da circa un mese ho ottenuto il tanto desiderato part time per cui, complice il bel tempo, mi sono trasformata in una mamma da giardino. Nel senso che passo ora molto tempo ai giardini pubblici. Esco dal lavoro, corro a prendere l’omino piccolo alla scuola materna che fortunatamente abbandoniamo tra un mese, poi pit stop alla panchina per una merenda veloce e alle 16.30 andiamo a prendere l’ometto grande. Piccola sosta a casa e poi via ai giardini. Abbiamo tanti parchi gioco vicino casa, tutti molto grandi e pieni di piccoli amici. I bambini sono contenti, corrono, saltano sugli scivoli, si rincorrono e giocano con gli amici. Io rimango seduta sulle varie panchine che riesco a trovare libere. Non amo molto familiarizzare con le altre mamme sia per mancata conoscenza, sia per mia pigrizia sia perché preferisco i libri che quotidianamente mi porto dietro. Per cui, se vedo una panchina occupata, sono orientata a sceglierne un’altra. Questo dimostra come mi piaccia essere un orso e socializzare poco. L’ansia di avere sempre sott’occhio i bambini mi permette di leggere poco però qualche pagina a volte basta. Anche se non lo dimostro, sono contenta di stare con loro o meglio di portarli a divertirsi, ma forse mi aspettavo di avere più tempo per me. Paradossalmente, torno più tardi in casa perché stiamo fuori fino a quasi l’ora di cena. E’ una situazione nuova sia per me che per  loro, abituati da anni alle baby sitter che si sono succedute. Mi trovo ogni giorno a osservare il loro modo di giocare, litigare per una pallonata, discutere tra loro per cercare un accordo. Mi sono commossa nel vedere che ancora giocano a guardie e ladri o a campana (ovviamente i gessetti colorati sempre presenti nella mia borsa da Mary Poppins). Tutto merito nostro o dei nostri figli grandi che continuano a tramandare questi semplici e antichi giochi.

Per affrontare i giardini in modo adeguato, in macchina ho anche il cambio delle scarpe. Adoro indossare i tacchi al lavoro e nel caso in cui non riuscissi a passare da casa dopo le scuole, ho il mio fantastico paio di scarpe da ginnastica rosa da indossare all’occorrenza. Ovviamente le scarpe sono in compagnia di un cambio vestiti per ogni ometto, di libri, fogli  e pennarelli in caso di sosta non programmata in qualche luogo dove ci sia un pò di attesa (medico, posta etc.), scorta di acqua, piccoli snack, giochi vari e l’immancabile pallone. Più che una mamma da giardino mi sento una nana da giardino. Ma questo è un altro discorso.

WE LOVE GOSSIP

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A tutti piace il gossip. Di questo sono certa. Diffido di quelli che dicono: non mi raccontare di questo o quello perché a me non interessa. Nelle ultime settimane nell’azienda dove lavoro (spunto di grandi riflessioni) si è creato un vero e proprio tormentone. Sarà l’effetto della primavera, di un maggior benessere psico fisico o di voglia di cambiamento! Si narra che sia nata una forte simpatia tra una giovane impiegata e un giovane operaio. Entrambi coniugati e con bambini al seguito. Inevitabilmente tutta l’azienda si è appassionata a questa love story secreta dando libero sfogo ai propri pensieri e giudizi, schierandosi con l’uno o l’altra. Perciò non si aspetta neppure di trovarci alla macchinetta da caffè. Se ne parla, si chiede, si commenta e si giudica. Non amo esprimermi su queste situazioni dove ogni essere umano di qualsiasi età potrebbe essere coinvolto prima o poi. Speriamo di no, ma spesso accade. Ho cercato di mantenermi distante da tutto e limitandomi a osservare il corso degli eventi con curiosità sociologica. Osservo i due protagonisti quotidianamente per capire gli effetti di questo fenomeno sociale. Arrivo la mattina in azienda, trovo i due colleghi a chiacchierare amabilmente sul muretto di fronte al cancello di entrata, poi una sigaretta e via al lavoro. Trovo la collega molto coinvolta con un viso rilassato e pieno di luce, quasi fosse alle prese con una cotta adolescenziale. Mi fanno sorridere e mi evocano gli adolescenti che non vogliono più nascondersi, non temono i giudizi e manifestano la loro liaison alla luce del sole. Non voglio infilarmi nei lunghi discorsi diffusi in azienda sulle motivazioni che hanno spinto questi due ragazzi a tradire i propri partner con una famiglia a casa. Troppo facile utilizzare brutte parole o pensare alla sorte dei bambini piccoli per le scelte disgraziate dei due genitori. Io mi faccio da parte da tutto questo. Non penso alle loro famiglie né ai loro figli. A questo ci pensano loro e si prenderanno tutte le conseguenze che deriveranno immancabilmente dal loro gesto. Io continuo a osservare ogni giorno i due protagonisti, i loro gesti, le loro azioni furtive sotto gli sguardi un po’ perplessi dei colleghi. Ah… la primavera! Le giornate si allungano, i fiori sbocciano, il clima mite, l’organismo più vitale grazie ai nostri neuroni e ormoni maggiormente esposti alla luce del sole e il cervello che, uscito dalla tana invernale, è pronto a nuovi cambiamenti. Nella mia azienda posso confermare che la primavera sia arrivata in tutta la sua pienezza.

 

DECISIONI DI IMPULSO

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Il grande interrogativo di oggi è: perché prendo decisioni d’impulso di cui poi mi pento sempre? Alla tenera età di quarantacinque anni ancora non so spiegarne il motivo. L’iter è sempre il solito: accolgo con entusiasmo l’ennesima idea che in quel momento mi sembra geniale, mette radici nel mio strano cervello e cerco di metterla in pratica. Questo è capitato per la palestra, per i mille corsi e per il ballo adesso. M’iscrivo al corso con uno slancio eccessivo, frequento la lezione di prova e i successivi incontri. Poi dopo un paio di mesi svanisce l’entusiasmo iniziale e mollo il corso del momento. Inutili gli abbonamenti annuali (ovviamente ho colto la fantastica promozione dei tredici mesi di palestra con sauna, bagno turco, borsa, accappatoio e tutte le altre cianfrusaglie che hanno trovato un comodo spazio nel ripiano più in alto della cantina) e i tanti soldi spesi. Se faccio un rapido conto mentale, negli ultimi anni ho fatto lezioni prova di danza del ventre, boogie woogie, lingua francese, lezioni di cucina, pilates, yoga, pattinaggio a rotelle, uncinetto, collane con perline. Ovviamente non ho proseguito in niente. Da aprile dello scorso anno frequento un corso di salsa e bachata ma adesso dopo aver rinnovato l’abbonamento per altri tre mesi (non potevo resistere allo sconto di 5 euro il mese) ho iniziato non presentarmi  alle ultime lezioni con il conseguente affievolimento della voglia di continuare. Per il ballo però sono partita svantaggiata. Non ho un compagno con cui ballare per cui devo accontentarmi degli allievi uomini della mia scuola e inoltre i locali per ballare la salsa aprono alle undici di sera. Quindi, so già che non terminerò neppure questo corso di ballo. Stessa sorte è toccata al corso di francese, Sono partita super gazata, facevo i compiti a casa con costanza e diligenza e leggevo i quotidiani in lingua disponibili on line. Ma, dopo un paio di mesi sono subentrate la fatica e la noia, al punto che non ho finito neppure questo corso (anche se in realtà ho saltato le ultime lezioni per l’intervento all’occhio). Ho cercato di analizzare cosa muove il mio cervello dal grande fervore e impulso iniziale verso la pigrizia, indolenza e la rinuncia, e la conclusione è stata molto banale. All’inizio ho entusiasmo e slancio ma poi emerge il mio lato pigro che mi frena e m’impedisce di continuare. A essere proprio sincera, nel 1990 frequentai un corso di taglio e cucito che ho portato a termine riuscendo a realizzare una gonna e un paio di pantaloni con molto orgoglio. Da lì è ovviamente scaturita la necessità di acquistare la macchina per cucire con tutti i tipi di aghi, ditali e fili colorati. Tutto questo materiale al momento riposa in pace in cantina accanto alle mille borse per la palestra. Purtroppo la mia cantina è la vittima sacrificale delle mie scelte avventate. E’ strapiena di accessori per la palestra, piscina, stoffe per cucire, gomitoli di cotone e lana di tutti i colori dell’arcobaleno, ginocchiere di varie dimensioni acquistate sull’onda dell’entusiasmo del pattinaggio, un vasto assortimento di perline di ogni materiale e dimensione con spaghi e tutto l’occorrente necessario al montaggio delle collane. Non possono mancare manuali di uncinetto, taglio e cucito, candele fai da te etc. Non riesco a disfarmi di tutta questa roba perché penso che un giorno potrebbe tornarmi la voglia di fare qualcosa. Il mio omone mi stimola a continuare i corsi, di non fermarmi alla prima impressione su insegnante o allievi e di continuare a seguire i miei impulsi. Dopo un piccolo sopralluogo in cantina per vedere se c’è ancora spazio sugli scaffali per riporre altre cianfrusaglie, continuerò a seguire il suo consiglio. Al momento sto cercando un corso su come utilizzare il social network in modo professionale. Vabbè per questo corso ho bisogno solo di un pc…

TACCHI AL LAVORO

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Se dovessi scrivere dell’azienda dove lavoro, credo che un post il giorno non sarebbe sufficiente. E’ un ambiente particolare con persone un po’ strane. Lavoro qui da poco meno di due anni e quando sono arrivata, ho portato con me sia il mio bagaglio di esperienze precedenti sia il mio modo di vestire, camminare e presentarmi. Avendo svolto per più di vent’anni un lavoro di tipo impiegatizio commerciale ho sempre indossato abiti curati e formali, dai tailleur giacca e gonna, alle camicie, cappotti, con scarpe e borse sempre dello stesso colore. Quando sono arrivata qua, mi sembrava dunque normale continuare a vestirmi così. Il primo giorno di lavoro mi fu fatto notare che le scarpe con il tacco non erano gradite. Si tratta di un’azienda metalmeccanica, dove ci sono reparti produttivi e quindi rischi e pericoli annessi alle varie lavorazioni. Capisco il pericolo di scivolamento o d’inciampo all’interno di questi settori. Ma io lavoro in ufficio e quindi seduta a una scrivania davanti a un pc, per cui avrei potuto indossare scarpe alte che non fossero banali scarpe da ginnastica. Adorando le scarpe con il tacco (che mi servono per slanciare un po’ il mio fisico non proprio in forma) ho dunque deciso che mai ci avrei rinunciato. Se era un problema di ticchettio che provocava il fastidioso rumore che annunciava il mio arrivo nei vari reparti dell’azienda, dovevo trovare scarpe con tacchi silenziosi. Mi sono allora rivolta al mercato delle zeppe. Avete letto bene: le zeppe ovvero quelle scarpe che solitamente usano le persone un po’ grandicelle oppur quelle che indossiamo al mare con il tacco fatto di corda. Dopo essermi ampiamente documentata su dove acquistare questa tipologia di scarpe, sono partita in missione e tornata a casa con ben quattro paia di zeppe di colori differenti. Il giorno dopo mi sono presentata con un bel paio di zeppe rosa, gonnellina con colori rosa e viola e la mia camicetta rosa. Sembravo una bomboniera ma avevo i miei tacchi! Gli sguardi perplessi, soprattutto della parte femminile dell’azienda, non sono diminuiti. Il mio abbigliamento non è mai stato di loro gradimento, poiché da sempre loro hanno preferito la comodità con capi più casual venendo al lavoro con un paio di jeans e scarpe da ginnastica. Pertanto, i miei vestiti a fiori, i miei stivali alti, le mie gonnelline colorate, le calze stravaganti, le collane appariscenti sono subito apparse un elemento di disturbo e stranezza in mezzo alla loro sobrietà. Ammetto che ho un forte limite sull’abbigliamento: non potrei mai indossare una maglietta con topolino o dei jeans strappati per venire al lavoro. Lavoriamo in un’azienda, dove ogni giorno si presentano clienti e fornitori per cui credo che un abbigliamento curato sia un atto dovuto e di rispetto. Io sicuramente esagero con i miei tacchi colorati o vestitini un po’ anni 60 o anni 80. Ma che bello un po’ di colore in mezzo al solito nero! Se poi deve essere proprio sincera, i miei vestitini colorati sono in ottima compagnia. Ho un collega che lavora in un ufficio vicino al mio che veste in modo molto stravagante e colorato. Riesce a indossare camicie gialle con giacca gialla e cravatta gialla. Questo vale per tutti i colori. Spesso intona anche gli orecchini e le scarpe. A me fa sorridere perché non è facile coordinare bene i colori e soprattutto riuscire a trovare cosi tanti abiti colorati sul mercato. Soprattutto per un uomo. Io e lui sembriamo provenire da un altro mondo, fatto di colori, di stravaganza e forse anche di un po’ di pazzia.

 

 

LA COLLEGA DAI CAPELLI ROSSI

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Nell’azienda dove lavoro c’è una donna dai capelli rossi ed è la mia collega preferita. Fisicamente ha occhi azzurri, capelli rossi, pelle diafana, qualche lentiggine, gambe magrissime (che invidia) e indossa splendide collane. I capelli rossi mi rimandano all’Irlanda, uno dei miei primi viaggi con il mio omone, dove abbiamo incontrato tantissime persone con i capelli rossi che suscitavano genuinità e simpatia. Ho persino scoperto che più del 10% della popolazione irlandese ha questo colore di capelli. E ogni anno nel mese di agosto, sempre in Irlanda, si tiene perfino il raduno delle persone con i capelli rossi. Ho letto che le persone con i capelli rossi spesso sono associate ad arti magiche ed hanno molteplici personalità: romantiche, misteriose, seducenti ma anche esplosive e difficili.
Io e la mia collega siamo una sorta di boccata di ossigeno per entrambe. Quando in azienda si diffonde il clima di pesantezza e di continue discussioni, io scendo nel suo ufficio per due chiacchere in allegria. Lei è una donna che ha sofferto, con un grande temporale interiore, che si è rialzata e che ogni giorno affronta la vita a testa alta. Amante dei viaggi, mente aperta, cosmopolita, piena di amici, piena di progetti, guarda la vita con positività e fiducia. Ogni week end la sua casa si riempie di amici che arrivano da ovunque pur di stare con lei. In pausa pranzo va al parco, distende la sua coperta sul prato, ascolta la sua musica jazz e legge un libro. E’ una tipa particolare e in gamba, che mi brontola e dispensa consigli di vita. Da lei ho imparato che siamo quello che facciamo e non quello che diciamo. Contano i fatti e non le parole! Me lo ripete quasi ogni giorno. Insieme all’invito di smettere di fare i paragoni con gli altri, di valorizzarmi maggiormente e di fregarmene dell’invidia degli altri. Sono fortunata ad averla come collega.
Comunque, anch’io, attratta dalla leggenda che una donna con i capelli rossi potesse essere una strega con poteri magici, mi sono tinta i capelli di rosso. Ma invece di trasformarmi in Jessica Rabbit, sono diventata Nonna Papera!

UN ANNO SENZA DI LEI

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E’ trascorso un anno da quando ho perso la mia migliore amica, una grande guerriera che ha smesso di soffrire dopo una lunga malattia. Dodici anni fa ebbe per la prima volta un cancro che l’aveva devastata ma che lei aveva sconfitto dopo lunghissime cure. Evidentemente una piccola cellula di quel male si era nascosta nel suo corpo per ricomparire ben 11 anni dopo e devastarla completamente. Sarebbe banale dire che mi manca tantissimo ma è vero. Mi mancano le nostre telefonate quotidiane che erano diventate una piacevole abitudine all’uscita del lavoro, durante le quali mi raccontava la sua giornata fatta di piccole cose che in realtà erano delle grandi conquiste. Ogni sera dopo averla ascoltata e incoraggiata in questa sua nuova guerra al male, mi sentivo nell’ordine: una vera idiota e un’ingrata.
Quando parli con persone che si sentono felici “solo” per essere riusciti a preparare un pranzo da soli senza dover correre in bagno a vomitare o svenire per i giramenti di testa, ti senti un’idiota. Con le mie questioni (chiamarli problemi è un’offesa per chi lotta ogni giorno contro il cancro) banali legate alla quotidianità, riuscivo a farle compagnia e darle un po’ di sollievo. Dopo mi sentivo un’ingrata. Ingrata per tutte le energie sprecate ogni giorno a lamentarsi di chissà cosa e non apprezzare tutto quello che ho costruito con impegno e sacrificio. Sarò banale e ripetitiva ma dobbiamo essere felici di essere vivi, di svegliarci ogni giorno con i nostri figli, di vederli crescere e di divertirsi con loro. Dovremmo vivere ogni giorno con positività e allegria, senza farsi stressare dalla quotidianità. Facilissimo a dirsi. Metterlo in pratica è più difficile. Ma proviamoci!!!

E’ stato un onore averti conosciuto ed essere stata tua amica per più di vent’anni.
Ovunque tu sia ti voglio bene